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Gita in bicicletta tra i paesaggi polironiani

Alla riscoperta di antichi alvei fluviali e canali

Sabato, 12 maggio 2012 – ore 15.30

Gita in bicicletta tra i paesaggi polironiani Alla riscoperta di antichi alvei fluviali e canali di Davide Nigrelli San Benedetto Po(lirone) è terra di… asparagi, certo, ma soprattutto di bonifiche idrauliche. Le opere di sgrondo e di regolamentazione dei flussi idrici collegati alle condizioni naturali del nostro territorio hanno una storia millenaria.



La conformazione altimetrica di una vasta area che sta subito a nord delle province emiliane di Reggio Emilia e di Modena, infatti, ha costretto una moltitudine di corsi d'acqua di là provenienti, più o meno cospicui, a convogliare verso San Benedetto Po il loro tratto conclusivo, per confluire poi nel grande fiume. Il tempo ha visto modificare tutti i loro primordiali tracciati, spesso in seguito alle alluvioni, a volte come conseguenza degli interventi umani. L'uomo, poi, ha operato nuovi scavi, con l'intento di agevolare lo sgrondo nel mutare delle situazioni, di recuperare sempre nuovi e più ampi coltivi, di difendere le Corti con gli insediamenti abitativi. La nostra gita in bicicletta ci porterà nei pressi di quegli antichi tracciati, riconoscibili ancora oggi grazie alle conformazioni del terreno, che spesso sfuggono ad un'osservazione superficiale, o da manufatti esistenti e conseguenti a quelle realtà particolari; conosceremo anche i canali che i monaci polironiani hanno scavato e che, pur nel variare delle conformazioni, ancora svolgono il loro compito di sgrondo e di approvvigionamento idrico per l'irrigazione delle colture agricole.

Ci rivolgeremo verso sud e verso ovest del Centro abitato, trovando immediate testimonianze dello Zara, del Po vecchio, della Fossa Grande - Canal de l'Abbate, dello Spazzacampagna, degli antichi argini sopra i quali oggi scorrono le strade, dei bugni e delle chiaviche; scopriremo "gli antichi" luoghi di Villole, Villa Canalis, Cortellazzo. Il viaggio ci consentirà inoltre di ritrovare i resti dell'antica "Fossa Roverina", menzionata dalle cronache del Monastero in riferimento ad un miracolo operato da san Simeone nei confronti di pellegrini padovani bloccati sulla riva opposta della Fossa stessa, ed aiutati nel passaggio da una barca "mandata" dal santo senza intervento umano.



Sulla sua riva una quercia plurisecolare sembra voler testimoniare di un antico passato, quando una quercia, appunto, o rovere, determinava la toponomastica della Contrada e della Fossa. Scopriremo i riferimenti al tracciato della cosìdetta "Clausura": quel recinto, cioè, che circondava e difendeva tutto il Monastero di Polirone, evidenziato sulle carte antiche e recenti fino al primo dopoguerra. Oggi possiamo constatare come lo sviluppo edilizio di San Benedetto Po-Centro sia avvenuto sostanzialmente entro i limiti di quell'antico tracciato, dalla forma geometricamente quadrata.

Davide Nigrelli

 

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