Il complesso monastico di Polirone




Il complesso monastico polironiano, che ospita il Museo e le collezioni civiche, è uno straordinario e articolato insieme di edifici situati al centro del paese di San Benedetto Po , in provincia di Mantova. Oltre duemila anni di storia sono sedimentati nelle strutture di questo complesso monumentale che presenta un percorso espositivo attraverso mosaici, affreschi, reperti archeologici e decorativi, statue e testimonianze della cultura materiale dal 1007 sino ai giorni nostri. Un'occasione unica per visitare un luogo che ha conservato nel tempo la memoria, l'arte, la cultura dei secoli passati e che permette di rileggere le vicende storiche del monachesimo benedettino, le gesta della grancontessa Matilde di Canossa , del periodo della Riforma e del movimento anti-imperiale, con una prospettiva europea e internazionale.

Fondato nel 1007 da Tedaldo di Canossa , il monastero di San Benedetto in Polirone fu soppresso da Napoleone Bonaparte nel 1797.

Nel 1016, Bonifacio di Canossa fece costruire la grande chiesa abbaziale, in onore di S an Simeone , nel luogo dell'attuale. Nel 1077, Matilde di Canossa donò il monastero al pontefice Gregorio VII, il quale, a sua volta, l'affidò all'abate Ugo di Cluny . L'abbazia fu così sotto la giurisdizione spirituale del monastero di Cluny , in Borgogna, e Polirone divenne un importante luogo di cultura, centro della Riforma e del movimento anti-imperiale. Nel 1420 il complesso monastico passò alla congregazione di Santa Giustina di Padova, i cui monaci fecero ricostruire tutti gli edifici principali dell'abbazia. Il cenobio benedettino assunse la configurazione attuale: il Chiostro di San Benedetto (1450 circa), il suggestivo Chiostro di San Simeone (1420-1480) con affreschi che riproducono le scene della vita dell'eremita armeno, il Chiostro degli Abati o dei Secolari (1475), il chiostrino dell'Abate (1420-1450), il Refettorio grande (1478) e l' Infermeria nuova . Nel 500 il monastero raggiunse la massima estensione edilizia e si consolidò quale centro di spiritualità, di cultura, di promozione delle humanae litterae ; accolse alcuni tra i maggiori artisti del Rinascimento, tra cui Correggio , Girolamo Bonsignori , Antonio Begarelli , Paolo Veronese e Giulio Romano , che ricostruì la Basilica dell'abbazia e la trasformò in un capolavoro dell'architettura del Cinquecento. All'interno della basilica, si trova il prezioso oratorio di Santa Maria , che conserva ancora stupendi mosaici pavimentali del 1151.

 

La Basilica abbaziale



La Basilica domina il centro di San Benedetto Po ed era il cuore anche dell'antico monastero benedettino. La struttura attuale rispecchia l'architettura fondamentale che disegnò per essa il genio di Giulio Romano , ma dal momento che egli tenne conto delle architetture precedenti, poiché ancora vi si conservano insigni testimonianze medievali, e dato che essa subì in seguito altri interventi, possiamo considerarla come il compendio dei momenti salienti della storia e della civiltà polironiane. La prima chiesa del monastero fu donata da Tedaldo di Canossa nel 1007 a cui seguì, intorno alla metà del secolo XI, una seconda costruzione, voluta da Bonifacio di Canossa . Al tempo di Matilde si ricostruì tutta la parte est della chiesa. La riedificazione comportò la costruzione di un deambulatorio a cappelle radiali ed un transetto sporgente a due absidi. Il braccio sinistro del transetto coincise con il vestibolo del precedente oratorio di Santa Maria . L'aver adottato le consuetudini liturgiche cluniacensi fece sì che anche le chiese della congregazione dovessero imitare le strutture edilizie di Cluny, per questo anche la basilica polironiana venne ricostruita intorno al 1130. In seguito, abbandonata a se stessa, fatiscente, la chiesa cominciò ad essere restaurata dopo l'ingresso del monastero nella congregazione di Santa Giustina, per opera dell'abate commendatario Guido Gonzaga, fra il 1420 e il 1450, epoca a cui risalgono le volte e la cupola della navata centrale. Un secolo dopo, l'abate Gregorio Cortese , incaricò della sua ricostruzione Giulio Romano e la sua scuola. Giulio Romano conservò il deambulatorio romanico e le volte gotiche della navata centrale, travestendoli con una ricca decorazione classica e manierista a grottesche. Interamente sue sono invece le cappelle annesse alle navate laterali e la soluzione delle serliane a dividere le navate. Il presbiterio fu dotato di muri pieni per appoggiarvi il coro, trasferito dopo il Concilio di Trento, dietro l'altare.

Anche nella Sagrestia , Giulio Romano dovette intervenire su strutture preesistenti. Gli affreschi della volta sono opera di un ignoto pittore della metà del XVI sec. Gli armadi lignei furono eseguiti tra il 1561 e il 1563 da Giovanni Maria Piantavigna , architetto e intagliatore bresciano. Le analogie degli armadi della Sagrestia con il coro ligneo sono evidenti (capitelli, colonnine); non è improbabile che entrambi siano stati eseguiti utilizzando un disegno di Giulio Romano .

Nell'ambiente posto tra il transetto e la Sagrestia si trova la tomba di Matilde di Canossa , un sarcofago in alabastro sorretto da quattro leoncini di marmo rosso (Quattro-Cinquecento); su di esso era esposto il quadro del Farinati con il ritratto della grancontessa. Il basamento e le decorazioni a monocromo sono del 1792, ma il corpo di Matilde non si trova più nel suo sepolcro dal 1633, quando l'abate Andreasi lo vendette a papa Urbano VIII che lo pose nella Basilica di San Pietro, a Roma, e gli dedicò la tomba-monumento di Gian Lorenzo Bernini.

 

L'oratorio di Santa Maria

Si discute se sia della fine dell'XI secolo o della metà del XII. Probabilmente potrebbe risalire a poco prima della morte della contessa Matilde , per essere poi adattata alla chiesa maggiore nel momento della sua riedificazione (1130), secondo lo schema dell'oratorio di Santa Maria di Cluny. Era adibita a diversi usi liturgici: come secondo coro dei monaci, ogni giorno vi venivano recitate orazioni e, nelle festività, vi sostava la processione che proveniva dalla chiesa maggiore e che si divideva sugli scanni posti contro le pareti, per lasciare ben in vista il mosaico pavimentale al centro della navata. La Santa Maria era, inoltre, la chiesa degli infermi e, come a Cluny, méta del monaco defunto prima della sepoltura. Per questo è ragionevole supporre che vi sia stata originariamente sepolta la contessa Matilde , in un'urna interrata di fronte all'altare, in corrispondenza del grande mosaico con le quattro Virtù Cardinali.

Un mosaico si stendeva, un tempo, come un tappeto dall'ingresso all'altare, continuando nel transetto, dove è visibile ancora la data 1151. Si tratta di uno dei più pregevoli mosaici romanici. Sono inoltre da segnalare affreschi di epoca giottesca (fine XIII inizio XIV sec.) su di una semicolonna messa a nudo durante i restauri del 1971.

 

Il Chiostro degli Abati o dei Secolari



Almeno tre fasi costruttive si individuano nel chiostro: una forse anteriore al XV secolo, alla quale appartengono il lato sud e un tratto del piano terra del lato nord (col chiostrino dell'abate, ora occupato dallo scalone seicentesco , ma che in origine introduceva al palazzo dell'abate); una databile intorno al 1475, che comportò il collegamento dei corpi preesistenti coi portici attuali, e la costruzione di corridoi con finestre rettangolari sopra i portici est e nord, una infine del 1674 (epoca di costruzione dello scalone), che edificò un corridoio anche sopra il portico ovest e ampliò tutte le finestre del chiostro decorandole con stucchi barocchi. Il piano terra dei lati est e sud era destinato a foresteria di poveri e pellegrini, il piano superiore agli ospiti di riguardo. I restauri hanno rivelato importanti affreschi nei due saloni a piano terra del lato sud: il primo reca un grande Trigramma di San Bernardino (JHS) al centro della volta ad ombrello, il secondo era dominato da una grande Crocifissione con sei santi dipinta in monocromo verde.

Dal Chiostro degli Abati attraverso lo scenografico scalone seicentesco , si accede al Museo della Cultura Popolare Padana .

 

Il Chiostro di San Simeone



Il piano superiore del chiostro era occupato dall'infermeria vecchia a est, dalla biblioteca e dalla dimora dell'abate a sud, dalle celle-dormitorio dei monaci a ovest e a nord. Al pianterreno si trovavano le celle per i monaci di passaggio, la cantina, la sartoria e la calzoleria. Il chiostro, in stile tardogotico, assunse l'aspetto attuale fra il 1458 e il 1480. Del secondo 400 è anche la decorazione a fresco (strato sottostante) nei sottarchi dei portici, con tondi entro i quali sono dipinti busti di vescovi benedettini, in stile tardogotico; su questo strato vennero poi dipinti nel secondo Cinquecento, busti di papi. A quell'epoca risalgono anche gli affreschi con le Storie di San Simeone , che si ammirano nelle lunette del chiostro, attribuibili a pittori forse di scuola fiamminga.

Attualmente al primo piano è situato il Museo della Cultura Popolare Padana .

 

Il Chiostro di San Benedetto

  Il Chiostro di San Benedetto , adiacente ad un fianco della basilica, fu ricostruito intorno al 1450 nell'ambito del rinnovamento architettonico di Polirone sostenuto dal commendatario Guido Gonzaga. Del Chiostro originale, ancora completo nel 1799, ci rimangono i lati settentrionale e di levante. Il lato meridionale venne spostato da Giulio Romano nel 1539 per edificare le cappelle di sinistra della basilica. Il nuovo chiostro fu costruito in uno stile di transizione, di influenza veneta; i porticati dei due lati esistenti presentano, infatti, arcate a sesto pieno sostenute da basse colonne marmoree con capitello veneto, ma sovrastati da finestre ad arco acuto (poi sostituite da altre rettangolari). Il lato est comprendeva una parte del dormitorio e la sala del Capitolo , vero e proprio centro direttivo del cenobio, dove spesso si tenevano i capitoli generali della congregazione cassinese. I lavori di restauro, oltre a riportare alla luce 8 sepolcri cinquecenteschi di abati, hanno rinvenuto tracce della sala romanica che costituiva probabilmente il nucleo più antico del monastero, costruito assieme alla prima chiesa. Scavi più recenti hanno messo in luce persino tracce di fondazioni di età romana e una serie di resti di muri attribuibili ad una costruzione di età tardo-antica: questo induce ad ipotizzare l'esistenza di un nucleo abitato già in età romana, e ad una prima presenza benedettina in età tardoantica.

 

Il Refettorio grande e l'affresco del Correggio

Il refettorio era la sala dove i monaci consumavano i pasti; a Polirone, nel 1478 circa fu edificato addirittura con questo scopo un edificio autonomo: un salone di m. 50 x 11 diviso in quattro campate, che furono coperte da volte a crociera in epoca forse di poco successiva. I monaci vi entravano dal lato est, cioè dal chiostro maggiore, transitando per un vestibolo dotato di una grande fontana. Nel 1510 Gregorio Cortese (umanista e giurista di Modena, che aveva professato a Polirone nel 1508) decise di decorare tutta la parete ovest, e chiamò per questo due artisti: il veronese Girolamo Bonsignori che dipinse l' Ultima Cena su una tela incastrata nel muro (oggi conservata nel Museo Civico di Badia Polesine), e il giovane Antonio Allegri, detto Il Correggio , che affrescò l' Architettura dipinta in cui il Cenacolo si immaginava inserito. La decorazione venne eseguita fra il 1513 e il 1514. Attualmente il Refettorio ospita il Museo dell'Abbazia . Vi sono esposte testimonianze e reperti archeologici del cenobio benedettino, databili dall'età romana al Rinascimento, ceramiche conventuali, sculture, frammenti di architrave e alcuni materiali fittili e lapidei particolarmente preziosi, tra cui un altorilievo in marmo greco, con i mesi di Novembre e Dicembre attribuiti a Wiligelmo o alla sua scuola, provenienti dal portale della chiesa romanica (sec. XII in.).

 

L'Infermeria nuova

In posizione perpendicolare rispetto al Refettorio e al lato nord del Chiostro di San Benedetto sorge l'Infermeria nuova, la costruzione della quale, avviata ai primi del Cinquecento col piano inferiore, fu terminata al piano superiore, col grande corridoio rococò e gli appartamenti laterali, solo nel Settecento. Doveva costituire il lato ovest del cosiddetto quarto chiostro (di cui oggi mancano due lati). L'edificio, costituito da un seminterrato adibito a vastissima cantina, dal pianterreno e dal primo piano, è a tre navate, corrispondenti, le due esterne alle camere, e quella centrale ad un lungo corridoio con volte a crociera che lo attraversa nel senso Nord-Sud. Nel complesso edilizio, nel 1584 venne sistemata l'infermeria che fino a quel momento occupava il lato est del Chiostro di San Simeone . Si segnalano nel corridoio al primo piano le belle sopraporte rococò, che adornano le 18 porte che si aprivano su altrettante stanze laterali. Nella penultima stanza sul lato est si possono ammirare frammenti di affreschi di epoca diversa, perché evidentemente uno strato settecentesco si è sovrapposto ad un precedente strato cinquecentesco. Alcuni particolari di questa stanza fanno supporre trattarsi di un ambiente particolare, forse della cappella per i monaci ammalati, eretta perché essi potessero seguire le funzioni liturgiche senza doversi recare nella chiesa abbaziale.

 

CARLO PERINI FOTOGRAFIE

 

 

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